Il turismo camperistico è un settore fin troppo trascurato. Istituzioni, compagnie di navigazione, mezzi di informazione, perfino gente comune. Eppure, soprattutto in Sardegna, i dati sono rilevanti: il parco circolante che considera la compravendita tra privati, il numero dei veicoli circolanti nell’isola raggiunge un considerevole numero.

Un risorsa che sembra essere un problema. In Sardegna servirebbero, specialmente nelle zone interne, oltre i campeggi (aperti solo 3 o 4 mesi all’anno), spazi idonei (aree sosta) – veri e propri “approdi terrestri” – capaci di intercettare e ospitare questo filone di turismo in camper per 365 giorni all’anno specialmente da chi arriva in Sardegna proveniente dal nord Europa, nei periodi da marzo a maggio e da settembre a novembre. L’isola, infatti, continua ad essere al top della classifica come meta più ambita, specialmente dagli stranieri, ma poi precipita per la mancanza di strutture ricettive – aperte solo nella stagione estiva – e a causa del costo dei collegamenti marittimi.

Per analizzare il fenomeno e proporre qualche soluzione l’Associazione Club Camperisti Sardi (che festeggia cinque anni di attività con 1.100 iscritti) ha organizzato il Convegno che si è svolto lo scorso 21 maggio nella Sala Segni dell’Hotel Setar di Quartu Sant’Elena.

Il convegno, intitolato proprio “Ambiente, Benessere e Cultura. L’ABC del viaggiare in libertà”, è stato un momento di confronto e di dibattito pubblico relativo alle diverse opportunità, non solo economiche, che il turismo in camper può offrire alla Sardegna.